Il mangiare, si sa, ha una forte valenza antropologica. Tutto ciò che viviamo in qualche modo trova la sua eco a tavola, il nostro rapporto con il cibo è spesso influenzato dal nostro umore.
Costretto a dieta da alcuni problemini di salute mi ritrovo a dover fare i conti con il senso del mangiare. Mi sono accorto di come sia importante per recuperare l'armonia di noi stessi passare da una tavola-stazione di rifornimento ad una tavola-mensa, luogo di incontri e, come la definisce Enzo Bianchi, scuola di umanizzazione.

Scrive Enzo Bianchi: "Gli animali mangiano cibo crudo, senza prepararlo, ognuno per sé, ma noi uomini abbiamo inventato il mangiare insieme, la tavola, polo verso cui convergiamo ogni giorno. Ma cosa fa di un tavolo una tavola? Innanzi tutto il fatto di incontrarsi guardandosi in faccia, comunicando con il volto la gioia, la fatica, la sofferenza, la speranza che ciascuno porta dentro di sé e desidera condividere. Si, pranzare o cenare insieme non è mai anodino: qualcosa dell'istante dell'evento si inscrive profondamente in noi e certi momenti pur effimeri assumono un profumo di eternità. Anche per questo nella tradizione cristiana antica prima di mangiare si diceva una preghiera, si pronunciava una benedizione [...]. Questa tradizione serve all'uomo per dire grazie al Signore, per prendere consapevolezza di quello che sta davanti a noi sulla tavola e quindi respingere la tentazione di divorare quanto sta nel piatto" (Il pane di ieri, Einaudi, p. 34) .
Più avanti prosegue: "Davvero la cucina e la tavola sono l'epifania dei rapporti e della comunione. Del resto, il cibo è come la sessualità: o è parlato oppure è aggressività, consumismo; o è contemplato e ordinato oppure è animalesco; o è esercizio in cui si tiene conto degli altri oppure è cosificato e svilito; o è trasfigurato in modo estaticooppure è condannato alla monotonia e alla banalità. Il cibo cucinato e condiviso - il pasto - è allora luogo di comunione, di incontro e di amicizia: se infatti mangiare significa conservare e incrementare la vita, preparare da mangiare per un altro significa testimoniargli il nostro desiderio che egli viva e condividere la mensa testimonia la volontà di unire la propria vita a quella del commensale. Si, perché nella preparazione, nella condivisione e nell'assunzione del cibo si celebra il mistero della vita e chi ne è cosciente sa scorgere nel cibo approntato sulla tavola il culmine di una serie di atti di amore compiutida parte di chi il cibo lo ha cucinato e offerto come dono all'amico. Far da mangiare per una persona amata, prepararle un pranzo o una cena è il modo più concreto e semplice per dirgli ti amo, perciò voglio che tu viva e viva bene, nella gioia!" (p. 36).

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Dal Vangelo secondo Matteo (13, 44-46)

"Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra".
Un campo, un tesoro, una perla...
Se trovassi un grande tesoro probabilmente lo prenderei portandolo via immediatamente. Perché l'uomo del racconto evangelico non lo fa? Perché preferisce comprare il campo?
Mi ha molto colpito l'interpretazione che di questo brano ne ha fatto un amico monaco durante i miei Esercizi spirituali annuali.
L'uomo, diceva, è l'immagine di ogni uomo o donna che non cerca nulla ma quasi per caso si imbatte in qualcosa di estremamente prezioso.

E' il Regno che ci trova! E' il Regno che ci viene incontro.
Comprare il campo è così il modo in cui ognuno di noi può avere concretamente il tesoro, il Regno (ad es. il campo può essere la Diocesi, una Congregazione religiosa, il lavoro, l'uomo o la donna che accolgo nel matrimonio, lo stato di vita...).
Il tesoro è il dono di Dio per me, la porzione di Regno che Dio mi dona perché io sia felice.
A differenza del primo uomo, il mercante non trova il tesoro per caso. Lui ha fatto della ricerca della perla preziosa lo scopo della sua vita.
Il Regno si configura così in molti modi. Il più delle volte nella modalità del contadino, altre volte in quella del mercante. Anche dopo aver abbracciato una vocazione ci accorgiamo che lo Spirito ci chiama verso qualcosa di Altro, qualcosa di Nuovo, ci chiama a vivere ogni giorno in modo nuovo il Regno che ci ha trovato.
La vocazione, in altri termini, non è qualcosa di dato definitivamente una volta per tutte, quanto piuttosto una ricerca continua del Regno che ci viene incontro nella sua perenne novità.
L'idea di realizzare questo blog nasce da una necessità: sostenere il cammino di chi cerca il Regno e quello di chi avendolo trovato, o anche solo percepito, si fa loro compagno di viaggio.
Un progetto ambizioso? Forse.
Ma sono tranquillo. Quanto più questo blog diventerà un luogo di condivisione tanto più esso raggiungerà il suo scopo. Mi piacerebbe così che questa non fosse l'avventura di un navigatore solitario: ciascuno di voi può contribuire con commenti e/o contributi che potrete inviare all'indirizzo e-mail presente nel profilo.
Vi aspetto. Il Signore vi dia Pace.

La perla

La perla di gran valore è nascosta profondamente.

Come un pescatore di perle, o anima mia, tuffati,

tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù, e cerca!

Forse non troverai nulla la prima volta.

Come un pescatore di perle, o anima mia,

senza stancarti, persisti e persisti ancora,

tuffati nel profondo, sempre più giù, e cerca!

Quelli che non sanno il segreto si burleranno di te,

e tu ne sarai rattristato, ma non perdere coraggio,

pescatore di perle, o anima mia!

La perla di gran valore è proprio là nascosta,

nascosta proprio in fondo.

È la tua fede che ti aiuterà trovareil tesoro

ed è essa che permetterà che quello

che era nascosto sia infine rivelato.

Tuffati nel profondo, tuffati ancor più giù,

come un pescatore di perle, o anima mia.

E cerca, cerca senza stancarti.

Swami Paramananda