«Questo è il lato "tragico" del mistero dell'Avvento per i cristiani sinceri e fedeli. Noi infatti amiamo Cristo. Siamo fra coloro che, secondo l'espressione di san Paolo, "hanno accolto con amore la sua manifestazione [Avvento]" (2 Tim 4, 8). Noi lavoriamo per lui e per il suo regno. Ma siamo anche ciechi, confusi, deboli, fallibili. Abbiamo resistito, a volte forse abbiamo persino estinto il suo Spirito, e forse lo abbiamo fatto pensando di essere più zelanti nel promuovere la sua verità. Quanti gravi errori sono stati compiuti. A volte sono stati fatti e sprecati degli sforzi eroici. Quando arriva l'ora della crisi a scuoterci dalla compiacenza di noi stessi, tutto questo diventa tristemente evidente. Che cosa dobbiamo dire allora? L'Avvento, in questi oscuri anni di "guerre e rumori di guerra", ci ricorda che se anche la nostra opera verrà giudicata e trovata degna di essere consumata tutta intera dal fuoco, è proprio in quello stesso fuoco che distrugge le nostre opere imperfette che noi potremo salvarci».

(Thomas Merton)

"Quando si guida un mezzo qualsiasi, anche una bicicletta, fosse anche di notte, è pressoché impossibile concludere il tragitto senza che, lungo la strada, qualcuno o qualcosa non incroci la tua linea di avanzamento.
Un attraversamento rischioso, stamattina, ha sparato nella mia memoria alcuni metafore a flash. La vita, si dice, è un viaggio. Fatti, persone, cose la incrociano, più o meno improvvisamente, più o meno velocemente, più o meno pericolosamente.
C’è l’attraversamento tipo gallina. Qualcuno o qualcosa che fa per entrare nel tuo percorso, ma poi torna indietro e tu hai solo perso tempo per una sterzata inutile.
Altri attraversamenti assomigliano a quelli dei piccioni: te li trovi sulla traiettoria e, impudenti, sembrano ignorare del tutto il tuo arrivo: «cambia rotta tu, che io non mi sposto». Se però non ti lasci intimorire e prosegui per la tua strada, all’ultimo istante
si levano di torno come non ci fossero mai stati. In altri, pochi casi meglio non essere il piccione...
Ci sono poi i gatti neri e altri attraversamenti accreditati magici, in bene o in male. Situazioni o persone alle quali noi attribuiamo un valore particolare, li carichiamo di aspettative o di paure, che però sono solo dentro di noi... e il gatto se ne fa un baffo, seguendo i suoi percorsi paradossalmente più razionali.
Per non dire della “caduta massi”, che piazza ostacoli “dall’alto”. Sono sempre una sorpresa intrigante, anche se un cartello ci aveva preavvertiti della possibilità.
Infine (ma solo perché sto incrociando la fine dello spazio disponibile) ci sono gli attraversamenti pedonali. A volte improvvisi, come il ciclista che sbanda o il bimbo che salta fuori dal nulla, a volte annunciati; a volte sulle zebre, altre presuntuosi contro il rosso. In ogni caso, gli attraversamenti umani impediscono di tirare semplicemente diritto e chiedono sempre qualcosa in più di un’imprecazione, una frenata o una sterzata: il rispetto."

(M. Matté, in Settimana 5/2013)

"L’episodio risale a qualche anno fa e questo “ritardo” fa parte della “morale della favola”. Una sera ero entrato in casa di mia sorella senza suonare, avendo trovato la porta aperta ai piedi delle scale. Salendo, sentivo venire dalla cucina un suono facilmente riconoscibile: «Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te...».
Non era Radio Maria. Era una voce a me familiare. Nella mia famiglia, finché erano vivi il papà e la mamma, c’era l’usanza di recitare il rosario dopo la cena. Ma non mi era sembrato che l’usanza fosse migrata nelle famiglie dei miei fratelli e sorelle. I tempi della vita in famiglia erano profondamente cambiati, come tutti sappiamo. E poi, a quell'ora sicuramente non si era ancora cenato in casa di mia sorella. Ma allora, chi stava recitando il rosario? Mi affaccio in cucina silenzioso, per il timore di disturbare un momento così nostalgicamente “sacro”.Insieme ai profumi di cucina mi venivano incontro ricordi e affetti della mia infanzia.
«Santa Maria, madre di Dio...»: era la voce di mia nipote. Mi spingo più dentro: era sola.Sorpreso, lei forse più di me al vedermi comparire d’improvviso... Mi saluta con la mano,senza interrompere la recita. Piuttosto imbarazzato, non so se interromperla con la mia curiosità o se unirmi alla devozione. Ancora un’Avemaria e ha finito. «Ciao, zio» mi dice tranquillamente avvicinandosi ai fornelli. «Scusa se ti disturbo... Com'è che stavi recitando il rosario?». «Sai, la mamma...». «Uuh! E brava la mia sorella che ti ha insegnato certe cose!». «Sì, ma non è come credi. La mamma – stavo per dirti – mi ha insegnato che per cuocere l’uovo à la coque si devono dire dieci Avemaria ad alta voce dopo che lo hai buttato nell'acqua bollente».
Tempo di altri tempi.
Certo non è l’Avemaria che fa cuocere l’uovo, ma vorrei non perdere mai quello che mia sorella non ha mai perso: la preghiera come misura del tempo."

(M. Matté in Settmana 42/2012)