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anno A

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Undici discepoli, Giuda ha tradito. La Chiesa - lo sperimentiamo sempre più spesso ultimamente - è una comunità che porta nel suo DNA anche una buona dose di peccato e di imperfezione. Il tradimento di Giuda e il limite della Chiesa ci ricordano che senza il sostegno di Gesù non possiamo fare nulla (cfr. Gv 15,5). Solo la sua presenza fino alla fine del mondo garantisce il successo della missione che ci affida oggi.

Undici "discepoli". Proprio nel momento del mandato missionario, quando sembrerebbe più opportuno chiamarli apostoli (cioè inviati), Matteo sottolinea la loro condizione di discepoli. È essenziale che gli inviati non dimentichino mai la loro radicale condizione di discepoli, di persone cioè che dipendono sempre dall'autorità della Parola dell'unico Signore e Maestro.

E davanti a Gesù alcuni dei discepoli si prostrano, riconoscendolo come il Risorto, altri invece dubitano. Il dubbio forse ci mette davanti ad una fede che deve ancora maturare, tuttavia non è un ostacolo alla missione. Anzi è proprio l'annuncio missionario che aiuta i discepoli a vincere i loro dubbi. La loro e la nostra fede matura nella condivisione e nella testimonianza.

Gesù si avvicina ai discepoli. Lui è vicino, è il Dio con noi! Tutta la vicenda umana di Gesù ci racconta la vicinanza di Dio, la sua volontà di perdonare, di vincere il male e tutto ciò che ha il suo sigillo nella morte e risurrezione... È questo il potere di Gesù! Così proprio a questi discepoli, a questa comunità imperfetta, a coloro che egli ha potuto salvare perché gli hanno affidato il loro limite e il loro peccato egli affida una missione importante: renderlo presente nella storia e chiamare tutti gli uomini alla salvezza battezzandoli "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

Battezzare per trasmettere ciò che abbiamo ricevuto, per confermare con la nostra vita che il Signore risorto non abbandona la sua Chiesa ma le dà la certezza della sua presenza, per riscoprire che non siamo orfani ma abbiamo un Padre che ci attende nei cieli.

Buona settimana!

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anno A

IV DOMENICA DI PASQUA

Dagli Atti degli Apostoli (2,14.36-41)

Nel giorno di Pentecoste, Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso». All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo».

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,1-10)

Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore [...]: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo [...]. Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Una 'buona notizia', un evento annunciato con autorevolezza. Cuori in subbuglio, desiderosi di pace e vita abbondante. La Parola incontra il desiderio, nasce una domanda: "che fare?".

E' l'esperienza dei primi ascoltatori della predicazione di Pietro; il Battesimo è pr loro il segno concreto di una trasformazione efficace della loro vita nell'ascolto incondizionato della voce di Gesù pastore buono.

Questa esperienza è anche la nostra. Anche noi abbiamo ricevuto molte volte l'annuncio della Parola, anche noi abbiamo ricevuto il dono del Battesimo. Tuttavia a volte ci accorgiamo di 'aver staccato il cuore', di aver congelato il desiderio e la passione... Che fare allora? Come rinnovare il desiderio e la passione?

"Vivi!", sembrerebbe suggerirci Pietro. E, vivendo, lasciati raggiungere dal dono dello Spirito, voce del pastore buono, memoria viva della sua Parola .

E il pastore ti condurrà alla vita 'abbondante', il tuo vero bene

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anno A

III DOMENICA DI PASQUA

Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35)

Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Questo brano vuole donarci occhi per “ri-conoscere il Signore nella vita quotidiana”, per conoscerlo in modo nuovo. Cogliere la sua presenza in tutto ciò che facciamo ci permette di ripartire a vele spiegate: è questo uno dei doni dello Spirito del Risorto!

I due discepoli: sono in cammino da Gerusalemme ad Emmaus. Gerusalemme è il luogo della passione.  Di Emmaus se ne parla solo un’altra volta nella Bibbia (1Mac 3, 38 – 4, 25) in occasione di una battaglia vinta da Israele contro l’esercito Siriano comandato da Gorgia. Emmaus è il luogo della vittoria, dei ricordi positivi... I due sono tristi, scappano, discutono di qualcosa che hanno vissuto ma che non hanno compreso. Sono talmente ripiegati sui loro pensieri che non riconoscono il pellegrino che li affianca...

Gesù: ancora una volta è in cammino e si avvicina ai due... Gli pone delle domande, li lascia sfogare, ma proprio in questo modo li aiuta a comprendere chi è lui veramente. Poi compie dei gesti che spingono i due a tornare a Gerusalemme, che gli danno il coraggio di testimoniare la sua risurrezione...

E l’incontro tra Gesù e i due sembra seguire uno schema ben preciso:

- I discepoli sono in cammino. È Gesù che come sempre prende l’iniziativa; li affianca e si mette a camminare con loro.

- I discepoli sono incapaci di ri-conoscerlo. Gesù ha una sua pedagogia: fa delle domande, cioè parte dalle nostre domande per aiutarci a comprendere chi è lui veramente.

- I discepoli raccontano la storia della loro delusione. Gesù risponde raccontando la SUA storia.

- Gesù fa finta di dover andare via e fa nascere la domanda nel cuore dei due. Il cuore dei discepoli, mentre prima era duro, comincia a sciogliersi: “Resta con noi!”. Gesù parte dalla loro richiesta e lega alla sua parola un segno, il pane spezzato e condiviso...

- I discepoli finalmente lo ri-conoscono. Gesù invece scompare (ma rimane nel Segno della sua presenza!).

I discepoli fanno ritorno a Gerusalemme e lì annunciano che il Signore è veramente risorto. Poi di nuovo la fatica del quotidiano (la scuola che non va, il lavoro che non va, gli amici che mi danno buca, una sofferenza improvvisa...). Allora anche noi lasciamo perdere, andiamo al "Bar Emmaus" dove si sta tanto bene... E il cammino ricomincia!!!

Questa è la storia della nostra vita quotidiana, anche a noi come ai discepoli è chiesto di pensare a Gerusalemme, cioè alla nostra quotidianità non più come il luogo della sofferenza, della delusione, della fiatica, della passione ma come quello in cui è possibile portare la forza e la gioia della RISURREZIONE!

Buona settimana!