1

anno C

DOMENICA DI PENTECOSTE

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-16.23-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre [...]. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Dopo 45 anni la mia squadra del cuore vince (finalmente!) la Champions League. Nottata movimentata alla ricerca di immagini, impressioni. Desiderio di festa. Mattina di Pentecoste alla ricerca di un quotidiano sportivo per rinfrescare la memoria, leggere commenti,  ripercorrere le tappe di un evento. Un vero e proprio rito per gustare e, soprattutto, non dimenticare o, almeno, per fare in modo che non accada troppo velocemente! Ma tutto prima o poi rimarrà un vago ricordo, affidato ad immagini ddi repertorio e a nostalgie di una gioventù sempre troppo lontana...

Dice Gesù: "il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto". Lo Spirito, dono di Dio, ricorda! Ricorda la Parola di Dio, ricorda il suo amore per noi che ha preso carne in Cristo Gesù. Un ricordo non effimero come quello di un successo sportivo ma un ricordo vivo, talmente vivo che il passato è presente e il presente è già futuro...

Nell'Eucaristia che abbiamo celebrato anche questa domenica lo Spirito ci dona la memoria viva della presenza di Gesù in mezzo a noi, il memoriale del suo dono di amore per noi, la parola attualizzata che diventa 'carne' della nostra vita: "Questo è il mio corpo che è dato per voi, fate questo in memoria di me".

Lo Spirito che è in noi e che grida "Abbà! Padre!" (II lettura, Rm 8,8-17) compie tutto questo. Ogni volta che comunichiamo al corpo di Gesù sappiamo che la promessa di Gesù si è compiuta, sappiamo che lui è con noi per sempre.

Buona settimana!

3

anno C

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Dagli Atti degli Apostoli (1,1-11)

Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Dal Vangelo secondo Luca (24,46-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».

Fissare troppo il cielo rischia di farci dimenticare la terra. E' quello che accadde ai Tessalonicesi ai quali San Paolo scrive: "chi non vuol lavorare neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione" (2Ts 3,10-11). L'attesa del ritorno imminente di Gesù Cristo li aveva distratti da ogni altra occupazione, anche dal lavoro necessario per vivere. Il rischio, dunque, è quello del disimpegno: fuggire dalla realtà attendendo qualcosa o qualcuno che magicamente trasformi la vita, quasi come un sei al superenalotto. Per i discepoli di Gesù, invece,  guardare il cielo significa tenere i piedi ben saldi per terra.

"Ma voi restate in città", ci dice infatti Gesù. Abitate, cioè, lì dove abita l'uomo, lì dove l'uomo lotta per la sua dignità, dove incontra la sofferenza e la morte, dove la vita sembra non promettere nulla di buono, dove il lavoro è sempre più precario... Sostenete la sua fatica e la sua sofferenza con la forza che viene dall'alto (cfr. Lc 24,49), colorate il grigiore della sua vita con la speranza che la risurrezione ha donato ai vostri cuori...

Fino a quando non saremo sua Parola, fino a quando non 'abiteremo' le città degli uomini, lui non tornerà. Perché solo quando vivremo con coraggio la Parola di Gesù, egli sarà nuovamente in mezzo a noi!

Buona vita!

2

anno C

II DOMENICA DI PASQUA

Dagli Atti degli Apostoli (14,21-27)

Paolo e Bàrnaba [...] appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

Dal Vangelo secondo Giovanni (13,31-35)

Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri.

Presenza 'precaria' quella di Gesù, presenza definitiva affidata all'amore fraterno. Amore concreto, amore come Lui ci ha amati, amore disposto a lasciarsi crocifiggere...

Non è facile, certo. Anche con tutte le buone intenzioni il nostro amore chiede sempre, consapevolmente o meno, una gratificazione. La via che Gesù ci propone è un cammino di purificazione del nostro modo di amare. Ed è una scelta che solo noi possiamo fare, è la decisione di vivere il vangelo fino in fondo, è la ricchezza di chi ama di nascosto, silenziosamente, senza mettere la firma di proprietà sulle persone.

Non è un caso che la missione evangelica sia sempre affidata ad almeno due discepoli: è l'amore fraterno che evangelizza più di tante parole. Ed è la forza di questo amore che costruisce la Chiesa, quella stessa comunità che Paolo e Bàrnaba radunano al rientro dalla missione per raccontare quello che Dio aveva compiuto attraverso la concretezza del loro volersi bene. Si tratta allora di cominciare a fare sul serio, ad amarci gli uni gli altri come Gesù ci ama.

Questa settimana possiamo vivere questa Parola impegnandoci ad amare quanto più gratuitamente possibile, senza aspettarci nulla in cambio e senza rimandare ad altri momenti. Allora il nostro mondo si trasformerà e Dio abiterà stabilmente con noi (II lettura, Ap 21,1-5).

Buona settimana e buon lavoro!