"Quando si guida un mezzo qualsiasi, anche una bicicletta, fosse anche di notte, è pressoché impossibile concludere il tragitto senza che, lungo la strada, qualcuno o qualcosa non incroci la tua linea di avanzamento.
Un attraversamento rischioso, stamattina, ha sparato nella mia memoria alcuni metafore a flash. La vita, si dice, è un viaggio. Fatti, persone, cose la incrociano, più o meno improvvisamente, più o meno velocemente, più o meno pericolosamente.
C’è l’attraversamento tipo gallina. Qualcuno o qualcosa che fa per entrare nel tuo percorso, ma poi torna indietro e tu hai solo perso tempo per una sterzata inutile.
Altri attraversamenti assomigliano a quelli dei piccioni: te li trovi sulla traiettoria e, impudenti, sembrano ignorare del tutto il tuo arrivo: «cambia rotta tu, che io non mi sposto». Se però non ti lasci intimorire e prosegui per la tua strada, all’ultimo istante
si levano di torno come non ci fossero mai stati. In altri, pochi casi meglio non essere il piccione...
Ci sono poi i gatti neri e altri attraversamenti accreditati magici, in bene o in male. Situazioni o persone alle quali noi attribuiamo un valore particolare, li carichiamo di aspettative o di paure, che però sono solo dentro di noi... e il gatto se ne fa un baffo, seguendo i suoi percorsi paradossalmente più razionali.
Per non dire della “caduta massi”, che piazza ostacoli “dall’alto”. Sono sempre una sorpresa intrigante, anche se un cartello ci aveva preavvertiti della possibilità.
Infine (ma solo perché sto incrociando la fine dello spazio disponibile) ci sono gli attraversamenti pedonali. A volte improvvisi, come il ciclista che sbanda o il bimbo che salta fuori dal nulla, a volte annunciati; a volte sulle zebre, altre presuntuosi contro il rosso. In ogni caso, gli attraversamenti umani impediscono di tirare semplicemente diritto e chiedono sempre qualcosa in più di un’imprecazione, una frenata o una sterzata: il rispetto."

(M. Matté, in Settimana 5/2013)