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anno B

I DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Marco (13,33-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Ieri sera mi sentivo un po' "grunt!", un sentimento indefinibile che ho provato a comunicare con questa espressione onomatopeica propria dei fumetti... Ho cercato di scrivere il commento alla Parola di questa prima Domenica di Avvento, ma alla fine ho preferito dormirci su in attesa di un po' di pace e di luce.

Questa mattina mi sono imbattuto in un testo di Luigi Verdi che mi ha aiutato a capire qualcosa di più del mio stato d'animo e che è un buon commento alla Parola di questa settimana. Lo condivido con voi:

«A volte si pensa di essere svegli senza esserlo. Vegliare è guidare, con una chiara coscienza, i sensi e le tre dimensioni che abbiamo: mente, corpo e anima. La sapienza richiede un'altra attenzione, quella che Gesù fa sperimentare ai discepoli nella trasfigurazione dicendo loro che la luce accesa sul monte non elimina la notte. Al termine della trasfigurazione scendono dal monte e rientrano nel buio delle solite contraddizioni, però la luce della trasfigurazione, se è vero che non ha eliminato la notte, consente loro di fare dei passi, di camminare un po'.

«C'è una continua lotta fra la sapienza e lo spirito del male e della mediocrità. La sapienza è mite, lo spirito del male grida; la sapienza è arrendevole, lo spirito del male non permette che l'uomo sia libero; la sapienza è piena di misericordia, lo spirito del male non ha pietà di noi; la sapienza è senza parzialità e senza ipocrisia, lo spirito del male è ipocrita perché si nasconde dentro e non ha il coraggio di guardarci in faccia.

«Le poche briciole di sapienza che abbiamo acquisito nella vita, e che ci hanno cambiato il cuore, sono passate attraverso ciò che nela vita era immediato, povero, essenziale, semplice, non complicato. Non sono stati i discorsi di Gesù a convertire Pietro, ma il vederlo con le spine e gli sputi. E' il Gesù della croce che ha convertito il centurione. Dovremmo imparare a contare i nostri giorni per arrivare alla sapienza del cuore. Sapienza capace di farci riconoscere Gesù nelle sue molte altre presenze silenziose».

Vegliare - dunque - è saper contare i nostri giorni per riconoscere una presenza desiderata e attesa. Buona settimana!

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anno A

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Matteo (25,14-30)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
[...]
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

L'accidia è stata definita il male del nostro tempo, quello che tocca più da vicino l'uomo contemporaneo. Ma in cosa consiste esattamente questo "peccato capitale"? Dice Enzo Bianchi: "Possiamo comprenderlo ricorrendo ad alcuni sinonimi che suonano più familiari ai nostri orecchi: sconforto, svogliatezza, scoraggiamento, tedio, disgusto, noia [...]. E' il non-senso che ci assale. L'accidia può tradursi nell'indifferenza perché il contrario dell'amore non è l'odio, ma l'indifferenza; il contrario della vita non è la morte, ma l'indifferenza".

E' il ritratto del terzo servo che preferisce seppellire il dono della sua vita sotto la terra della pigrizia, della noia, della malinconia, della superficialità... Questo sentimento nasce da una immagine perversa del volto di Dio. Se lui è "un uomo duro, che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso", non può che suscitare paura o indifferenza. Un Dio così non sodddisfa il tuo desiderio di amore! E rischi di perdere definitivamente la gioia che il padrone vuole donare ai suoi servi, a coloro che scoprono e vivono il progetto di Dio nella loro vita.

Come puoi godere allora della gioia del padrone? Come puoi sottrati a questo virus dell'accidia? Innanzitutto riconoscendo che quello che hai tra le mani è un talento, un dono preziosissimo e unico quale solo la tua vita può esserlo. E non puoi sprecarla, perché non te ne verrà data un altra! Conseguenza di questa consapevolezza è riconoscere che il luogo del tuo impegno di figlio/figlia di Dio è quello in cui ti trovi (il tuo stato di vita, il tuo lavoro, la tua famiglia), senza cadere nell'errore di credere che realizzeresti meglio la tua vita 'altrove'. In terzo luogo si tratta di assumere con coraggio la fatica del lavoro quotidiano - come fa la donna forte della prima lettura (Pr 31,10-13.19-20.30-31) - dedicandoti ad esso con cura, attenzione e giusta misura. Infine è importante che tu conosca il vero volto di Dio attraverso l'incontro quotidiano con la sua Parola, voce che parla al tuo cuore desideroso di amore e racconta la gioia di un Padre che abbraccia i figli che vogliono stare con lui (cfr. Lc 15,11-32).

Buona settimana!