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anno A

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Matteo (16,21-27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Qualche settimana fa ho incontrato Laura. Ero ad Astorga, sul Cammino di Santiago, costretto a fermarmi per una flebite. Triste me ne andavo verso la stazione degli autobus, non senza passare prima in Cattedrale per un po' di preghiera. Lì fuori, vedendomi in quelle condizioni, Laura mi ferma e mi chiede il motivo di quella sofferenza. Le spiego cosa mi è accaduto e iniziamo a parlare... Quando le dico di essere un prete, mi apostrofa con sarcasmo: "Allora tu sei a posto, hai la tua sofferenza da offrire al Signore! Dovresti essere felice...". "E invece sono arrabbiato come lo saresti tu - le rispondo - dal momento che non capisco quale bene nasconde quello che sto vivendo in questo momento!".

Capisco che Laura è stata raggiunta da un annuncio del Vangelo poco liberante. Anche a me come a Laura e a Pietro non piace la sofferenza, tantomeno un Dio che mi chiede di soffrire per essere suo discepolo. In fondo questo è anche il modo di pensare degli uomini che Gesù vuole rinnovare...

Si tratta di metterci dietro a Gesù, mettendo i piedi lì dove lui li ha messi, lasciare maturare in noi i suoi stessi sentimenti. Capiremo così che la croce da prendere non è una sofferenza da accogliere passivamente nella nostra esistenza, ma la modalità stessa di amare di Gesù: amare con le braccia inchiodate, fino a lasciarsi crocifiggere. Amare fino al dono della vita. Amare è donare la vita, donare la vita è amare!

E io non sono più arrabbiato perché la sofferenza che ho vissuto è stato il momento in cui il Signore mi ha dato tutto quello che gli avevo chiesto all'inizio del pellegrinaggio, e molto di più! Lasciandosi crocifiggere dalla mia rabbia, lui - amandomi - mi ha restituito alla vita!

Buona settimana!

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anno A

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28)

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Questo Gesù non ci piace. Sembra un gran maleducato... Non risponde alla donna cananea, cerca di escluderla dal "giro" delle sue "amicizie", infine si rivolge a lei considerandola un cane...

Eppure spesso nei confronti di tanti che ci sono stranieri per nazionalità, per mentalità o per condizioni di vita assumiamo lo stesso comportamento. E, al contrario di Gesù, non ci rendiamo conto dei doni che queste persone portano nella nostra vita...

L'atteggiamento duro del Signore vuole provocare la donna spingendola a manifestare la presenza del più grande dei doni, quello della fede. Si appartiene al "giro" degli amici di Gesù non per legame di sangue, nè per merito. Apparteniamo a lui in virtù della nostra fede in lui, della nostra fiducia nella forza della sua Parola.

Questa fiducia non si manifesta in un saltuario ricorso a lui nel momento del bisogno; se così fosse non possiamo meravigliarci molto se poi non veniamo esauditi sperimentando il suo silenzio rispetto alle nostre domande di aiuto. Si manifesta piuttosto nel cercare di accogliere e vivere la sua Parola, anche quando - a volte - non la comprendiamo pienamente.

Coraggio dunque, non siamo più stranieri! La Parola infatti ci è consegnata abbondantemente perché sostenga la nostra fede e la nostra relazione con Lui. Parola che salva, Parola che guarisce!

Buona settimana e buona festa dell'Assunzione di Maria!!