anno A

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Eucaristia: memoria, presenza, comunione...

Memoria della cura che Dio ha per ciascuno di noi, suo popolo; della libertà che ci ha donato; della manna con cui ci nutre (cfr. I Lettura, Dt 8,2-3.14-16)... Ma anche memoria viva della morte e della risurrezione di Gesù, memoriale di salvezza. Una memoria che annulla lo spazio e il tempo e ci rende presenti all'evento.

Presenza, dal momento che nell'Eucaristia lui rimane in noi e noi siamo in lui (cfr il Vangelo di oggi!). Non c'è più nessuna distanza tra Dio e l'uomo... Dio che vive in noi è già vita eterna!

Comunione, perché chi mangia di lui vive per lui in un solo corpo che è la comunità dei credenti, la Chiesa. Comunione con Dio è comunione con i fratelli, sempre!

Da oggi celebrare l'Eucaristia, adorare il Signore e fare la comunione ci impegna a vivere la memoria, ad accogliere la presenza, a costruire la comunione.

Buona settimana!

2

anno A

DOMENICA DI PENTECOSTE

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

La Parola di questa Domenica ci consegna tre obiettivi da realizzare nella settimana che si apre oggi.

Comunicazione. Il racconto della costruzione della torre di Babele (Gen 11,1-9) ci ricorda che le lingue erano state confuse per la superbia dell'uomo che voleva raggiungere Dio e mettersi al suo posto. Il dono dello Spirito - al contrario - favorisce la condivisione dell'esperienza dei discepoli che hanno conosciuto il Signore della vita. Tutti infatti possono comprendere l'annuncio della morte e risurrezione di Gesù e accogliere la sua Parola di salvezza.

Quale comunicazione invece nelle nostre comunità cristiane, nei nostri gruppi e nelle nostre associazioni? E nelle nostre famiglie o al lavoro? Riusciamo a comunicare ai nostri fratelli la ricchezza e la bellezza dell'incontro con Gesù? Come mai?

Comunione. E' quanto vuole affidarci la seconda lettura di oggi (1Cor 12,3-7.12-13). «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune»: i doni dello Spirito sono per l'utilità comune, per il bene della comunità. Questo bene è anche il criterio di discernimento della loro origine: se sono doni autentici di Dio non possono che realizzare l'unità delle membra del corpo di Cristo. Lo Spirito che è in noi dunque non vuole realizzare il nostro bene personale, ma il bene del fratello che è anche il mio...

Missione. «"Pace a voi! - dice il Risorto - Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati"». Lo Spirito di Dio è la forza della missione e della testimonianza della Chiesa e di quanti credono nella Parola di Gesù. E questa è la forza del perdono e della riconciliazione...

Vieni, Santo Spirito,
riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

Buona settimana!

4

anno A

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Undici discepoli, Giuda ha tradito. La Chiesa - lo sperimentiamo sempre più spesso ultimamente - è una comunità che porta nel suo DNA anche una buona dose di peccato e di imperfezione. Il tradimento di Giuda e il limite della Chiesa ci ricordano che senza il sostegno di Gesù non possiamo fare nulla (cfr. Gv 15,5). Solo la sua presenza fino alla fine del mondo garantisce il successo della missione che ci affida oggi.

Undici "discepoli". Proprio nel momento del mandato missionario, quando sembrerebbe più opportuno chiamarli apostoli (cioè inviati), Matteo sottolinea la loro condizione di discepoli. È essenziale che gli inviati non dimentichino mai la loro radicale condizione di discepoli, di persone cioè che dipendono sempre dall'autorità della Parola dell'unico Signore e Maestro.

E davanti a Gesù alcuni dei discepoli si prostrano, riconoscendolo come il Risorto, altri invece dubitano. Il dubbio forse ci mette davanti ad una fede che deve ancora maturare, tuttavia non è un ostacolo alla missione. Anzi è proprio l'annuncio missionario che aiuta i discepoli a vincere i loro dubbi. La loro e la nostra fede matura nella condivisione e nella testimonianza.

Gesù si avvicina ai discepoli. Lui è vicino, è il Dio con noi! Tutta la vicenda umana di Gesù ci racconta la vicinanza di Dio, la sua volontà di perdonare, di vincere il male e tutto ciò che ha il suo sigillo nella morte e risurrezione... È questo il potere di Gesù! Così proprio a questi discepoli, a questa comunità imperfetta, a coloro che egli ha potuto salvare perché gli hanno affidato il loro limite e il loro peccato egli affida una missione importante: renderlo presente nella storia e chiamare tutti gli uomini alla salvezza battezzandoli "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

Battezzare per trasmettere ciò che abbiamo ricevuto, per confermare con la nostra vita che il Signore risorto non abbandona la sua Chiesa ma le dà la certezza della sua presenza, per riscoprire che non siamo orfani ma abbiamo un Padre che ci attende nei cieli.

Buona settimana!