anno C

I DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo [...]. Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».

Deserto. Luogo di purificazione, esperienza di essenzialità, nostra verità e nostra povertà. Deserti dell'anima, anch'essi purificazione, verità e povertà.

Nel deserto ogni incontro è provvidenza per chi si scopre non autosufficiente. E Dio non si sottrae a questo incontro. Capita di sentirmi ipocrita quando mi accorgo di pregare solo nei momenti di maggior bisogno, ma proprio qui sento che Dio è presente e mi chiama a rinnovare la mia relazione con lui. Lui è nel deserto della mia anima e chiede di fidarmi di lui; posso prostrarmi ai suoi piedi perché solo lui è il Dio della mia vita, non io!

Chi voglio ascoltare il mio io o il mio Dio?

Pace!

Anche questa settimana proviamo a fidarci della Parola di Gesù, lasciando risuonare nel cuore un versetto del vangelo che ristori i nostri grandi e piccoli "deserti" quotidiani.

anno C

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal libro del profeta Geremia (17,5-8)

Così dice il Signore: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo [...], benedetto l’uomo che confida nel Signore [...]».

Dal Vangelo secondo Luca (6,17.20-26)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

A nessuno piace essere povero, tanto meno triste, aver fame o godere di cattiva fama. Ne abbiamo paura e allora cerchiamo di riempire questo vuoto con il possesso di tante cose (abbigliamento, auto, accessori, una bella casa, ...), con la ricerca ossessiva del divertimento, con la carriera o con titoli da esibire in pubblico.

Ma un vuoto ancora più radicale è all'origine di questa povertà, è una fame di tutt'altro genere, è fame d'amore. Anche chi vive l'amore ne sperimenta tuttavia la fragilità... A questa povertà affettiva fa riferimento Gesù: beato è colui che riconosce in sé questa ferita, non nascondendola con una effimera consolazione o con facili compensazioni ma cercando di viverla attingendo alla fonte stessa dell'amore: Dio (cfr. 1Gv 4,8).

Riconoscere questa povertà radicale è ricevere il Regno, benedizione di Dio, presenza viva di Gesù. Non si tratta di essere liberati dalle nostre povertà, dai nostri limiti, dai nostri vuoti ma di viverli come esperienza di amore ricevuto gratuitamente:  allora sarà gioia, abbondanza di vita, consolazione.

Quale impegno possiamo condividere? Proviamo a vivere con maggiore consapevolezza le piccole sofferenze di ogni giorno, le umiliazioni quotidiane, il desiderio di essere amati: saranno per noi la possibilità di sperimentare la misericordia e la consolazione di Dio.

Buona settimana!

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anno C

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Barche chiamate a prendere il largo, barche tirate a terra... E su queste barche uomini abituati alla concretezza di un mestiere che lascia poco spazio alla fantasia: o si pesca qualcosa e si riporta a casa la giornata, oppure si tira la cinghia.

A questi uomini con problemi molto concreti Gesù propone di andare al largo, di aprire il cuore, di alzare gli occhi verso un orizzonte più ampio, di fidarsi di lui... E' la condizione per sperimenate la verità e la potenza della sua Parola. Al termine della giornata di lavoro, quando la delusione per una pesca non riuscita sembra avere il sopravvento, quando il peso della vita sembra insopportabile il Signore è lì e ci chiede di fidarci della sua parola e di viverla concretamente. Se non la mettiamo in pratica non sperimenteremo mai l'abbondanza, la ricchezza del dono di Dio per noi, la pienezza di significato per la nostra vita di pescatori di uomini.

Pescatori, chiamati cioè a tirar fuori gli uomini dal mare della morte, dell'insoddisfazione e del non-senso per restituirli alla vita, perché abbiamo creduto alla Parola vera e potente di Gesù.

Così, tirate a terra le barche, possiamo essere veri discepoli di Gesù. Barche d'inverno... ricordo di estati passate e di mare aperto; memoria viva di speranza, di senso, di amore.

Quale impegno possiamo condividere questa settimana? Proviamo a fidarci ogni giorno di Gesù e della sua Parola, scegliendo ogni sera un versetto del vangelo da vivere il giorno successivo.

Buona vita!