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Beati i miti, perché erediteranno la terra (Mt 5,5)

mitezzaHo consultato un dizionario della lingua italiana…

Mite è colui che è incline alla pazienza e all'indulgenza, cioè chi sa sopportare le avversità ed essere benevolo.

Gesù è l’uomo mite per eccellenza: più avanti nel Vangelo di Matteo (11,29) dice: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. La mitezza, dono della Sapienza che viene dall’alto (Gc 3,17), è uno dei tratti caratteristici del discepolo: come Gesù ha vinto la morte consegnando pazientemente se stesso ai suoi persecutori, così anche noi siamo chiamati ad opporre al male il bene, spezzando le catene dell’odio e del rancore con il perdono e la benevolenza.

La terra attende questa liberazione e sarà eredità di chi accoglierà questa missione!

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anno B

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Marco (9,38-43.45.47-48)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

fare agli altriDobbiamo ammettere che tra i nostri (molti?!?!) peccati l'invidia occupa un posto di rilievo. Se ad esempio un nostro amico venisse a scuola o lavoro con un cellulare ultra-tecnologico, probabilmente i nostri sentimenti oscillerebbero lungo una linea che va dal desiderio di averne uno uguale  alla speranza che esso possa cadergli dal terzo piano di un palazzo!

C'è anche una invidia delle cose di Dio dalla quale la Parola di oggi vuole metterci in guardia. Prendiamo la prima lettura (Num 11,25-29): Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento e gli altri sono gelosi. E' come dire che chi non va a messa non può profetare... Il problema non è il fatto che i doni di Dio vengano distribuiti all'esterno dell'accampamento, ma il fatto che essi non si manifestino nella comunità! "Fossero tutti profeti nel popolo del Signore" dice Mosè. Come mai abbiamo perso la carica profetica della nostra vocazione cristiana? Noi che abbiamo ricevuto lo Spirito del Signore nel battesimo non siamo più testimoni credibili della Parola del Signore...

I doni che Dio fa al suo popolo sono per il bene di tutta la comunità: ogni volta che non accogliamo i doni di Dio negli altri, ritardiamo  la realizzazione del progetto di Dio per il mondo. Questa invidia spirituale genera  così molte divisioni nella comunità. E' questo uno scandalo molto grave che, secondo Gesù, richiede grande radicalità e coraggio per essere superato.

L'invidia genera divisione e la divisione alimenta l'invidia... Come interrompere questo circolo vizioso? Sostituendolo con il circolo virtuoso dell'amore: l'amore produce comunione e la comunione fa crescere nell'amore. Si tratta di un amore fatto di coraggiose scelte quotidiane  che ognuno di noi saprà realizzare in questa settimana che si apre. Del resto, come dice san Paolo (1Cor 13,4), la carità non è invidiosa...

Buona settimana!

(don Maurizio)

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Beati gli afflitti, perché saranno consolati (Mt 5,4)

speranzaTristezza, dolore… Si può essere beati per questo? Quale dolore chiede di essere consolato oggi? Mi pare che c’è una sofferenza nascosta in quanti hanno a cuore le sorti del mondo, in coloro che fremono ogni volta che il male sembra avere il sopravvento e i “buoni” sembrano perdere la forza della loro testimonianza.
Che fare dunque? Scrive san Leone Magno: “E’ il caso di piangere più colui che compie le opere del male che chi ne è la vittima, perché la malizia fa sprofondare l’iniquo nell’abisso della pena, la sopportazione, invece, conduce il giusto alla gloria”.
Più avanti nel Vangelo di Matteo (5,44) Gesù ci dice qual è l’impegno missionario per questa settimana: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori; è questa la nostra beatitudine e la nostra consolazione!